VIOLENZA

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Un fiore bianco per salutare Irina e il piccolo che portava in grembo.

Oggi 3 aprile 2017, nella chiesa di San Martino a Conegliano si è celebrato il rito funebre di Irina Bacal.

Strangolata e devastata a colpi di pietra da Mihail Savciuc padre del bimbo.

Dal 19 marzo (festa del papà) e data del suo omicidio, le richieste di “certezza della pena” ” pena di

morte” “occhio per occhio” “condanna esemplare” sono risuonate nella grancassa mediatica. Galina, mamma di Irina, non può avere conforto da un Tribunale, qualunque pena non restituirà il sorriso e i sogni dei vent’anni. Avrebbe voluto solo un’altra storia per sua figlia, una storia normale.

Lei, era venuta in Italia per migliorare la qualità della vita e il futuro della sua bambina. La chiamava Irinuzza e voleva vederla sorridente e magari a fare la parrucchiera.

Desideri semplici, in una quotidianità spesso ostile con chi viene da lontano.

La purezza della semplicità. Il senso eroico di una vita di lavoro e sacrifici. In antitesi con le automobili veloci, le slot machine, il desiderio di denaro facile di Mihail.

Sono certo, che i Giudici, sapranno infliggere la giusta condanna all’assassino. La strada della difesa sarà in salita e non basterà la giovane età ad evitare tutte le aggravanti. Dalla premeditazione, al duplice omicidio, alla crudeltà, alla minorata difesa, alla rapina. Lunghi anni di carcere, in sezioni particolari, lontano dall’aria in comune con gli altri detenuti. Si, perchè anche in carcere esistono regole non scritte, che puniscono duramente chi fa’ del male a donne e bambini. Ma, se Irina, durante i sei mesi di gravidanza fosse stata nella condizione di sapere e di poter scegliere. Oltre che di far fermare il suo assassino alle prime avvisaglie. Oggi non ci sarebbe stato il funerale, ma una bella ragazza con il pancione e la sua amata Mamma in giro per compere. Il lettino, il passeggino e una collanina d’oro, sottile che non costi troppo, che nessuno potrebbe mai strappare dal collo del suo bambino. Non credo che nessuno si sia accorto di una ragazza al sesto mese di gravidanza. Solamente un paese allo sfascio che non vede, non ha strutture, non ha nemmeno cuore, poteva permettere che Irinuzza rimanesse sola!!! Senza nessuno al quale confidare le sue preoccupazioni. Senza un aiuto di rafforzamento della decisione, che comunque aveva già preso, di tenere il bambino. Senza un aiuto economico da parte dello Stato. Senza la capacità da parte di chi di dovere di intervenire sull’inizio di quella violenza, che poi è diventata un metodo rapido di risolvere un problema. La solitudine di fronte ad un evento destinato a modificare la sua vita. Avrebbe dovuto essere preparata ad accogliere quel bambino. A stare lontana da quel ragazzo che dimostrava di non volerlo e nel frattempo valutare la capacità genitoriale di Mihail, perchè forse un cambiamento e una presa di coscienza e responsabilità era possibile. Tutto dopo, si arriva dopo e allora possiamo solo continuare a parlare di “certezza della pena ” “pena esemplare” e avanti con le disquisizioni di carattere penale.

Galina è rimasta, testimone dolente di un sogno e ci parlerà ancora, per tanto tempo di Irinuzza, del suo sorriso della gioia dei primi piccoli guadagni e di come sarebbe stato bello e ben accolto quel bambino.

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